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TOUR DELLA CALABRIA E COSTA DEGLI DEI

Calabria - Reggio Calabria (RC)

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Strutture nelle vicinanze

Paola e dintorni

È principalmente conosciuta per aver dato i natali a San Francesco di Paola ed ospita il Santuario del Santo, centro dell'ordine dei frati minimi. La cittadina è una delle mete del turismo religioso in Calabria.Fra i principali luoghi di interesse si segnalano il Santuario di San Francesco, la Badia, la chiesa cosiddetta di Sotterra (nella località omonima - già Gaudimare - con dipinti di cui quelli più antichi sono variamente datati ai secoli altomedievali), rovine romane, Palazzo Scorza, il castello di Paola. La monumentale fontana dei sette canali sorge ai piedi di una lunga scalinata, ed è opera di artigiani locali; porta la data del 1636. La fontana si apre come un grande ventaglio, a ricordare la coda del pavone, simbolo di Paola: originariamente si presentava con 12 buche (Abate Pacichelli), oggi è formata da due bracci, le cui pareti hanno a loro volta sette riquadri con sette protomi litici, dai quali fuoriesce l'acqua, che viene poi raccolta da un canale e riversata in una vasca semicircolare. Gli scudi in pietra, seppur consunti dal tempo, sono ancora intatti: raffigurano il simbolo del pavone e lo stemma degli Spinelli, che acquistarono Paola all'inizio del XVI secolo, governandola per circa tre secoli.  La presenza del mare, unitamente alla bellezza dei rilievi montuosi posti nelle immediate vicinanze fanno della città una meta turistica di una certa importanza

Il Santuario Di San Francesco 

Il santuario di San Francesco di Paola sorge nella parte alta e collinare della cittadina di Paola, città natale di san Francesco, in una valle costeggiata da un torrente e ricca di vegetazione. È meta di pellegrinaggio da tutto il sud Italia, specialmente dalla Calabria, di cui san Francesco è patrono. Custodisce parte delle spoglie del santo (le restanti si trovano a Tours in Francia)
La Basilica Nuova:  Davanti al santuario vi è un ampio piazzale, al limite del quale si erge la facciata principale del tempio. A destra dell'ingresso principale, vi è un arco tramite il quale si accede alla parte laterale del santuario, in cui si trovano l'ampia basilica moderna (inaugurata nel 2000) e la fonte della cucchiarella, alla quale sogliono bere i pellegrini. Accanto a questa è esposta una bomba inesplosa, caduta nel torrente accanto al santuario durante un bombardamento anglo-americano nel mese di agosto del 1943, che non danneggiò il Santuario. Continuando si accede al ponte del Diavolo e ad un sentiero al termine del quale si trova un luogo che fu rifugio del Santo nei suoi anni giovanili.Entrando nel santuario per l'ingresso principale, si accede a due ambienti semi-aperti iniziali. Nel primo sono conservate diverse lapidi, datate fra il XVI ed il XX secolo, che ricordano varie ricorrenze ed eventi riguardanti il santuario, mentre il secondo è il vero pronao della basilica antica: a destra si trova il portale di accesso alla basilica, a sinistra vi è un affaccio sul torrente e sull'adiacente convento, ed avanti vi è l'ingresso al chiostro ed al romitorio del Santo e la cella del beato Nicola.
La Basilica Antica: La basilica antica, in stile tardo rinascimentale, risalente al XVI secolo, è composta da un'ampia aula principale piuttosto spoglia e da un'unica navata laterale a destra, lungo la quale si aprono quattro cappellette, che ha il suo culmine nella sontuosa cappella barocca che custodisce le poche reliquie di San Francesco pervenute a Paola, fra cui alcuni suoi abiti e frammenti di ossa.Nel chiostro del santuario, chiuso verso l'esterno con vetrate, si trova il roseto del Santo, che costituisce oggi un folto giardino, e ospita lungo le sue pareti interne affreschi raffiguranti i principali episodi della vita del santo, molti dei quali legati a leggende. Adiacente ad esso è il romitorio di san Francesco, un insieme di angusti spazi sotterranei che costituirono il primo nucleo di cenobio per il santo e per i suoi confratelli. Fra il chiostro e la basilica antica si erge il campanile del tempio.

Scilla e dintorni

Scilla, un piccolo comune della provincia di Reggio Calabria, è uno dei borghi più graziosi e caratteristici d’Italia, sorgendo su di un alto sperone roccioso a picco sul mare.La parte più antica e suggestiva del comune di Scilla è la località Chianalea, denominata anche piccola Venezia per la sua posizione quasi immersa nelle acque del mare.Le case, strette le une alle altre e separate da minuscole viuzze, sembrano sorgano direttamente dal mare azzurro, poggiando le fondamenta proprio sugli scogli.L’antico borgo, di grande fascino, è un susseguirsi di caratteristiche vie dove è possibile apprezzare chiese e fontane, mentre dall’alto domina l’austero Castello dei Ruffo.La magia di questo luogo, soprattutto al tramonto, quando la luce comincia ad essere soffusa e si accendono le prime luci, è qualcosa di indescrivibile a parole, una sensazione unica che merita di essere vissuta.Il grazioso borgo di Scilla viene scelto da numerosissimi turisti anche per le sue amene spiagge e per le sue acque limpide. a costa nei dintorni di Scilla offre piccole spiaggette appartate e di difficile accesso, ma anche spiagge più ampie dotate di ogni comfort; inoltre spostandosi di pochi chilometri è possibile scegliere tra tantissime spiagge, più o meno grandi e più o meno selvagge.
Il Castello dei Ruffo
Originariamente questa costruzione fu voluta per scopi difensivi, finché nel 1532 il conte Paolo Ruffo non decise di trasformare questo austero castello in una residenza. Oggi il castello ospita convegni, mostre e conferenze, inoltre permette di godere di un panorama meraviglioso, facendo spaziare lo sguardo fino alle coste siciliane e alle Isole Eolie.

I Bronzi di Riace 

I Bronzi di Riace furono scoperti il 16 agosto 1972 nel tratto di mar Jonio antistante il comune reggino di Riace Marina da Stefano Mariottini, un appassionato subacqueo in vacanza in Calabria, durante un'immersione a circa 200 m dalla costa ed alla profondità di 8 m. Il recupero fu curato dalla Soprintendenza con la collaborazione del Nucleo Sommozzatori dei Carabinieri di Messina. Le due statue, denominate « A » e « B », sono alte 1,98 e 1,97 m; al momento del rinvenimento pesavano circa 400 Kg ma dopo lo svuotamento del loro interno il peso è diminuito a circa 160. Lo spessore medio del bronzo si aggira sui 8,5 mm per A e 7,5 mm per B. Originariamente erano ancorate alla loro base grazie ad una colatura di piombo fuso fatto fluire, sfruttando il principio dei vasi comunicanti, sia entro i piedi sia nell'incavo predisposto nella base stessa. Una volta solidificato, il piombo ha assunto la forma di tenoni, che i restauratori hanno asportato per penetrare all'interno della statua. I Bronzi rappresentano due uomini completamente nudi ed armati di scudo -imbracciato con la sinistra-, lancia -tenuta con la destra-, ed elmo, forse smontati al momento dell'imbarco per permettere di adagiare sulla schiena le statue e facilitarne il trasporto. La lancia era in verticale e probabilmente poggiata a terra nella statua A, inclinata e sospesa in aria nella statua B, dove il solco di appoggio per l'asta interessa non solo l'avambraccio ma anche la spalla. Occorre ricordare che il braccio destro e l'avambraccio sinistro della statua B non sono originali ma frutto di un restauro antico risalente all'età romana.Le due statue presentano un sistema di ponderazione a ritmo incrociato: alla gamba destra verticale su cui grava tutto il peso del corpo corrisponde il braccio sinistro piegato a sorreggere il pesante scudo; alla gamba sinistra flessa ed avanzata corrisponde il braccio destro abbassato ad impugnare l'asta.In conseguenza della posizione delle gambe, l'anca destra risulta rialzata rispetto alla sinistra: tale movimento nel Bronzo A non si ripercuote nella parte superiore del torace, dove pettorali e spalle sono in posizione quasi perfettamente orizzontale, nel Bronzo B si ripercuote sia sui pettorali, definiti da una linea inclinata, sia sulle spalle, con la destra in posizione abbassata rispetto all'opposta. La possente muscolatura è resa con forte vigore plastico, ma in modo più geometrico e statico nel Bronzo A, più analitico e dinamico in B.Fra i particolari anatomici riprodotti nei Bronzi con particolare cura, si segnalano le vene subcutanee, particolarmente apprezzabili nelle mani e nei piedi.Interessante è la resa dei capezzoli, lavorati a parte ed applicati tramite battitura a martello, di un colore rosa non perché in rame ma in una lega a tenore di stagno molto basso.

Tropea e dintorni

La cosiddetta “Perla del Tirreno” è una splendida cittadina che si trova nella sponda del mar Tirreno, si impone al turismo nazionale ed internazionale, ospitando tra le sue mura turisti provenienti da varie parti del mondo.La sua felice collocazione naturale a picco sul mare (circa 50mt d’altitudine) e la strategica posizione di passaggio marittimo e terrestre di tutto il suo territorio, hanno fatto uno dei centri turistici più importanti del sud Italia.Il suo centro storico è una piccola perla, piena di viuzze, palazzi nobiliari, antichi portali, chiese…. e naturalmente gustare piatti tipici nei suoi caratteristici ristoranti, wine bar, osterie…..ecc. Dal Centro Storico si evince che è stato sempre un paese ricco e fiorente e si riscontrano le varie dominazioni che sono avvenute.Da non perdere nel mese di Maggio la Festa Tradizionale di tutta Tropea, I tri da cruci e nel mese di Settembre del Tropea Blues Festival.

Capo Vaticano

Oggi, pur vivendo di un’agricoltura fiorente prodotti della terra, quali ulive, fichi, uve e soprattutto la cipolla rossa denominata “di Tropea” (di color rosso violaceo e dalle particolari virtù nutritive e medicinali, rinomata e molto apprezzata per il suo sapore dolce e che viene esportata anche all’estero), è così come San Nicolò e Santa Domenica, sue frazioni, è il paese più interessato al turismo e quello che ne maggiormente beneficiato entrando negli itinerari turistici internazionali rispondendo alla domanda di un mercato sempre più esigente.
Fu stato abitato dai tempi antichissimi, già dal periodo preistorico e precristiano, come testimoniano i numerosi reperti archeologici venuti alla luce nei vari nei vari scavi che hanno provato l’esistenza di insediamenti umani nel Comprensorio di Capo Vaticano; fu sito preistorico, poi fenicio, cartaginese, locrese,romano, bizantino, normanno, saraceno. Gli scavi della seconda metà del Novecento hanno riportato alla luce, in località Santa Maria, delle mura perimetrali di un nucleo abitato con tracce di templi, una vasta necropoli, e un vasto insediamento del IV-III secolo a.C. con residui di ville d’epoca romana e una fornace con un deposito di anfore granarie tutte dello stesso tipo, che hanno fatto dedurre che in quella zona ci fosse l’imbarco di prodotti locali, soprattutto cereali. I popoli succedutisi nel corso delle epoche storiche segnarono notevolmente il territorio, creando le prime infrastruttre viarie e difensive, quali torri a difesa delle coste e dei fiumi, ed influenzando gli usi, la lingua -il dialetto- ed i toponimi. i I saraceni saccheggiarono e diedero alle fiamme tutto ciò che era appartenuto agli Angiò, ai duchi d’Aragona e di Francia e ai Borboni..Poi Ricadi, come i peasi vicini, fu uno dei casali dipendenti dalla nobile Tropea fino al 1799, quando gli venne riconosciuta l’indipendenza grazie all’intervento del generale francese Championnet, che conquistò il Regno di Napoli dando così un nuovo assetto amministrativo ai cantoni di Tropea. Successivamente, con un decreto del 1811, divenne un comune del distretto di Monteleone, l’attuale Vibo Valentia, e gli vennero assegnate alcune frazioni, alcune delle quali ancora oggi sotto la sua giurisdizione. Le attuali frazioni sono : Lampazzone, Barbalaconi , Orsigliadi, Brivadi, S. Nicolò, Ciaramiti e infine Santa Domenica.
Nel maggio del 1992 è stato inaugurato il Museo d’Arte Contadina, presso il Liceo Scientifico. Espone circa cinquescento reperti che raccontano vari momenti di vita rurale, attrezzi ed utensili per la lavorazione del lino e delle fibre di ginestra, nonchè vasellami vari.

Pizzo Calabro

Pizzo Calabro è una delle cittadine più rinomate del vibonese, uno splendido borgo sulla costa, arroccato su di un promontorio al centro del Golfo di Sant’Eufemia. Località balneare molto conosciuta e, allo stesso tempo, centro peschereccio notevole, oggi, Pizzo Calabro, è una famosa stazione turistica, nota per le splendide coste e per la mitezza del clima. Pizzo é dotata anche di numerose attività commerciali con indirizzo turistico. Pizzo Calabro è sorta, secondo la tradizione, sulle rovine di Napitia, colonia fondata da alcuni Focesi. Venne distrutta nel corso del IV secolo d.C. da un attacco dei Saraceni ma, i superstiti, la ricostruirono agli inizi del X secolo. Fu nel 1363 che iniziò lo sviluppo del borgo grazie ad alcuni monaci basiliani che costruirono nella zona un monastero mentre, un gruppo di raccoglitori di corallo, provenienti da Amalfi, vi edificarono la Chiesa delle Grazie, poi divenuta Chiesa del Carmelo. Iniziò così a svilupparsi l’attivo centro commerciale di Pizzo di cui, tuttora, vediamo le bellezze. Tra le attività artigiane segnaliamo un cantiere navale per la costruzione di barche e barconi con tecniche antiche inoltre, è ancora fiorente, l'attività artigiana della ceramica. Pizzo è anche un florido centro marinaro in cui si e' sviluppata una fiorente industria per la conservazione del tonno. E' particolarmente rinomata per la produzione della pregiata uva "zibibbo". Il centro cittadino offre dei pittoreschi scorci medioevali che si alternano a ville signorili di varie epoche. Assolutamente da vedere sono la Chiesa di Piedigrotta scavata nel tufo e la Chiesa di San Giorgio Martire. Quest’ultima è una chiesa barocca che conserva al suo interno opere scultoree pregevoli. Il castello di Pizzo fu voluto da Ferdinando I d’Aragona nel 1400 ed è famoso perché vi venne imprigionato Gioacchino Murat. Inoltre, da visitare, il castello di Pizzo voluto da Ferdinando I d’Aragona nel 1400, famoso perché vi venne imprigionato Gioacchino Murat e che ora è stato dichiarato monumento nazionale.
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